Gruppo ricerca Sartre

Introduzione a Sartre di Sergio Moravia, Laterza ed., Roma 1997

Nuovi testi di e su Sartre

 

Il progetto di una nuova riflessione morale
Estratto dall’aggiornamento di Claudio Tognonato all’Introduzione a Sartre di Sergio Moravia, Laterza ed., Roma 1997.


Leggi anche
La Critica della ragione dialettica II
La storia della critica (1972–1997)

"Tutti questi problemi, che ci rinviano alla riflessione pura e non 'complice', non possono trovare la loro risposta che sul terreno morale. Vi dedicheremo un'altra opera (1)." Con queste parole Sartre aveva messo la parola fine a L'Essere e il Nulla. L'opera non poteva che concludersi con un progetto aperto ad una nuova ricerca sull'etica. Il filosofo ha sempre ritenuto che ontologia e morale devono restare separate e si è occupato dapprima di ciò che è, cioè dell'esistente, rinviando l'altro discorso a una nuova indagine - anche se è stato spesso segnalato che già la riflessione ontologica sia tesa, in ultima analisi, verso la costruzione di una morale.

La promessa del 1943 non fu però mantenuta, e Sartre non pubblicò mai le sue riflessioni morali. I suoi lettori hanno dovuto aspettare a lungo di conoscere quanto egli aveva scritto in sede etica. L’edizione di tali testi avverrà infatti solo nel 1983, tre anni dopo la sua morte. Stesi nel 1947-48 e abbandonati nel ’49, i due Cahiers pour une morale costituiscono la parziale realizzazione del progetto tante volte annunciato di costruzione di un’opera sulla morale. Il programma di lavoro fu mantenuto, la promessa no. L’esistenzialismo non ha avuto la sua morale perché Sartre ha giudicato che quanto aveva scritto in ambito etico era "inattuale", superato dalla storia, e che perciò doveva essere accantonato. Per questo egli ha abbandonato i Quaderni (2) e li ha sconfessati, anche se non è sembrato opporsi all’idea che fossero pubblicati dopo la sua morte. Lo stesso Sartre, secondo quanto afferma Arlette Elkaïm-Sartre, li aveva intitolati Notes pour la Morale, Tome I et Tome II, facendo capire come il progetto mirava con essi, nonostante tutto, alla costruzione di un’opera più vasta e articolata. Quale valore assegnare a questi appunti ? Sartre ne parla in poche occasioni. In una di esse, nell’intervista concessa a Michel Contat, dichiara: "Nella Morale c’era una idea da sviluppare che non è stata scritta. Ciò che ho scritto era una prima parte che doveva introdurre un’idea principale e lì mi sono arenato. La maggior parte dei miei quaderni è andata perduta, Lì sì che ci sarebbe stato di che pubblicare. Ne è rimasto uno solo, gli altri non so dove siano finiti (3)." Qualche anno dopo, in un’altra intervista, questa volta a Michel Sicard (4), si riferiva al proprio lavoro in ambito etico come a un tentativo fallito, troppo vicino alla concezione individualista della morale elaborata nell’anteguerra.

Ma anche se il filosofo svaluta il suo pensiero considerandolo parziale, datato, fallimentare e individualista, esso presenta non pochi elementi d’interesse.

Per Sartre parlare di morale è fare riferimento a qualcosa di astratto: "è lo scopo -dirà- che ci si dà quando non c’è uno scopo. E’ un certo modo di trattare gli altri quando non si ha con loro altra relazione che la semplice relazione ontologica (5)." Dunque la morale è definita come qualcosa fuori dal mondo, fuori dalla situazione e lontano dall’esistente. Mentre Sartre è interessato all’uomo in situazione, in una situazione concreta e vissuta, la morale gli appare come l’esatto opposto. Essa deve astrarre dal singolo, deve fare a meno della situazione per elaborare una regola valida in ogni caso e circostanza, ossia una regola universale. "La morale astratta -scrive nei Quaderni- è quella della buona coscienza. Essa suppone che si possa essere morali in una situazione fondamentalmente immorale". (6)

La nozione di "situazione", già sviluppata ne L’Essere e il Nulla, diventa più articolata nelle pagine morali. Mentre in quell’opera si faceva riferimento a una situazione individuale, nei Quaderni viene sottolineato il carattere storico-generale-dialettico della nozione. Il soggetto appare molto più radicato nella situazione storico-sociale di cui è parte. Benché non vi sia un contrasto radicale tra la prima "situazione ontologica" e la seconda "situazione morale", è interessante segnalare l’evoluzione che porterà Sartre dalla prima morale individualista verso la ricerca di una morale dialettica.

Da questo punto di vista i Quaderni devono essere considerati un’opera di transizione, dove è possibile trovare più di un elemento d’incertezza tra lo sviluppo dell’impianto teorico della prima riflessione ontologica e il suo superamento. L’opera è stata perfino considerata "un banco di prova" di ciò che diventerà la problematica principale della Critique. (7)

Per quanto riguarda il nucleo dei Quaderni più legato alla prima ontologia, il problema che Sartre deve affrontare è quello di coniugare l’Altro con la libertà. La moralità richiede la coincidenza tra la coscienza e la propria situazione: se questa viene a meno cade pure la coscienza. Per Sartre non vi è possibilità ontologica di una coscienza senza oggetto, e perciò nemmeno di una morale astratta. Ogni situazione costruisce una coscienza e, nello stesso tempo, dà luogo a una morale. La proposta morale dovrà nascere dalla prassi sociale d’una coscienza individuale. In questo senso, dirà Sartre, la realtà è composta da tanti discorsi morali quanti sono i soggetti che ne fanno parte.

Secondo Juliette Simont (8), già dai Cahiers è possibile percepire l'inizio d'una immersione nei valori nella fatticità. Qui il valore supremo è la generosità, definita: 1) a livello della storia come l'accettazione della deviazione del progetto individuale. L'idea viene iscritta (compromessa) nel marmo dell'esteriorità; 2) a livello interpersonale la generosità è una specie di salvataggio ontologico della fatticità dell'altro. Amare è incorporare le dimensioni meno significative dell'altro. Ed è credere nella finitudine contingente dell'altro come essere nel mondo, rispetto al quale anche il soggetto assume la propria intrascendibile finitudine.

Per evitare una concezione di tipo individualistico dell’uomo, a favore invece d’una proposta centrata sulla dimensione storico-sociale "aperta" dell’uomo stesso, Sartre introdurrà poi la nozione di conversione. Già nelle prime pagine dei Quaderni egli identifica la moralità con la conversione, scrivendo: "la moralità: conversione permanente. Nel senso di Trockij: rivoluzione permanente (9)". Ma questo movimento non deve essere inteso soltanto in modo individuale: non ci sarà conversione se non vi è, insieme, una conversione storica, in quanto il superamento delle condizioni date implica non solo un cambiamento di sé ma anche un cambiamento del mondo. "In mancanza di questo cambiamento -afferma Sartre- non c’è conversione morale assoluta. Così come il rifiuto della guerra non sopprime comunque la guerra."(10)

La conversione personale acquista così il proprio senso solo nella dialettica della storia. L’essere umano, come agente storico, si trova sempre nell’incrocio della Storia e nel paradosso del Senso. Gli uomini hanno ragione di ricercare un senso della Storia, ma dovranno pur sempre ricordare che sono loro a farla. La conversione, in quanto "possibile" che porta in sé ogni prassi alienata, dovrà fare i conti con la sua epoca. Se l’uomo è libero, la scelta di sé come scelta dell’autenticità acquisterà senso soltanto nella dialettica storica di cui è parte e dalla quale riceve il senso finale. Se il rifiuto della guerra non sopprime comunque la guerra, questa scelta sarà certamente esemplare ma non sufficientemente efficace. Restando all’interno di una conversione personale, otterremo soltanto una trasformazione superficiale connessa a una rassegnazione di fondo: non certo il mutamento concreto del reale. L’unica forma autentica d’essere contro la guerra è quella di agire contro di essa. L’autenticità scopre che "il solo progetto valevole è quello di fare (e non di essere) e che il progetto di fare non può essere universale senza cadere nell’astratto (...). Il progetto valido è quello di agire su una situazione concreta e di modificarla."(11)

L’autenticità risiede proprio nel rifiuto dell’astratto per lasciar posto al concreto, alle circostanze particolari di ogni momento storico. Per Sartre non si tratta solo di "essere coraggioso" perché ciò condurrebbe in ogni modo all’alienazione. La conversione comporta invece la rinuncia al tentativo di appropriazione dell’ in-sé da parte del per-sé. In questo modo il progetto non viene più messo in relazione con qualcosa di diverso dal suo scopo.

Se la conversione è conversione-nel-mondo, i valori si situeranno in una posizione di esteriorità e lì aspetteranno di essere posseduti, di essere interiorizzati e assunti come propri da parte del soggetto. Anche la scelta di sé non potrà realizzarsi che tramite una determinata relazione col mondo come alterità. La conversione autentica è ripresa di sé tramite il mondo, tramite la scelta dei valori che ci riguardano, al momento, invischiati invece nella storia e alienati nello spirito di serietà.

I Cahiers presentano un discorso non sempre ordinato (12). La morale di Sartre è organica, ma insieme (e anche più) frammentaria, così come lo è lo scorrere del pensiero. La lettura di questi testi permette sia di sondare il processo attraverso il quale vengono costruiti i concetti, sia di scoprire una serie di nodi irrisolti, sia di cogliere proposte assai spesso solo accennate. Ci troviamo, insomma, dinanzi a un’opera non conclusa, anzi per più versi aperta, Ma forse proprio questa era almeno in una certa misura, l’intenzione profonda di Sartre: gettare i fondamenti di una morale da costruire, delineare un uomo da fare.

Nei primi anni ’60, abbandonato il progetto di stesura del secondo volume della Critique, Sartre riprenderà in mano i Quaderni, ci lavorerà sopra e scriverà nel ‘64-65 una serie di note di lavoro e piani di sviluppo di una morale dialettica. Il suo intento sembra quello di comprendere il senso di ogni morale partendo dai rapporti tra la prassi e la materialità e nelle diverse prassi interagenti tra loro. Di tali appunti, che restano ancora inediti, è stata pubblicata una esposizione riassuntiva a cura di Pierre Verstraeten (13).

Un altro lavoro di Sartre che viene annoverato tra gli studi per una morale è Vérité et existence (14). Scritto nel 1948, subito dopo i Cahiers, il saggio ha la propria unità tematica nel progetto di elaborare una "teoria ontologica della verità". Si pensa sia stato scritto come risposta alla conferenza di Martin Heidegger Dell’essenza della verità, che era stata da poco pubblicata in Francia. Sartre misura qui il suo pensiero con quello del filosofo tedesco, trovando che essi differiscono perché, mentre Heidegger pensa solo alla verità dell’Essere, egli valuta il ruolo dell’idea di verità nei rapporti intersoggettivi. Per Sartre la verità e la conoscenza non sono altro che la presenza consapevole dell'esistente in rapporto al suo mondo. Sotto questo profilo la conoscenza si configura come atto di trascendenza, o, secondo quanto era già stato scritto ne L’Essere e il Nulla, come un tipo di relazione tra l’in-sé e il per-sé. Proprio tale posizione viene approfondita in Vérité et existence, dove il filosofo sottolinea che "la verità non è vera se non è vissuta e fatta (15)." Per Sartre la verità crea il suo tempo creandosi, e può esistere solo in divenire, en situation.



1. Cfr. Sartre, L'Essere e il Nulla, op. cit., p.753. Testo ^

2. Cahiers pour une morale, Prefazione di Arlette Elkaïm-Sartre, Gallimard, Paris 1983. (tr.it. e cura di Fabrizio Scanzio, Ed. Associate, Roma 1991). Testo ^

3. Jean-Paul Sartre, Autoritratto a settant'anni, a cura di Michel Contat, Il Saggiatore, Milano 1976, p. 87. Testo ^

4. Sartre, rivista "Obliques", numero speciale, Ed. Borderie, Paris 1979. Testo ^

5. Quaderni per una morale, op. cit. , p.103. Testo ^

6. Ivi, p.21. Testo ^

7. "Da L'Etre et le Néant l'opera di Sartre è segnata da una ambivalenza nei riguardi di Hegel, allora interlocutore privilegiato insieme a Husserl e Heidegger, e che diventa essenziale con Les Cahiers pour une morale; questo libro appare retrospettivamente come un banco di prova di ciò che diventerà la problematica principale della Critique de la raison dialectique: quella della possibilità di una Storia, una nonostante o per il fatto stesso della sua detotalizzazione permanente." Cfr. Pierre Verstraeten, Sartre et Hegel, in "Les Temps Modernes", n531, giugno 1991 ( p. 131). Testo ^

8. Juliette Simont, The Last Picture Show, "Les Temps Modernes" n574, maggio 1994, p. 126. Testo ^

9. Quaderni per una morale, op. cit., p. 9. Testo ^

10. Ivi, p.13. Testo ^

11. Ivi, p.460. Testo ^

12. Fabrizio Scanzio ha realizzato una "Tavola analitica" dei Quaderni di grande utilità per il reperimento degli argomenti. Si veda in proposito Etudes sartriennes V, Cahiers de Sémiotique Textuelle, Université de Paris X, Nanterre 1993, p. 147. Testo ^

13. P. Verstraeten, (Présentation), Sur les écrits posthumes de Sartre, Ed. de l'Université de Bruxelles, Bruxelles 1987. Testo ^

14. Vérité et existence, a cura di Arlette Elkaïm-Sartre, Gallimard, Paris 1989 (tr.it. Francesco Sircana, Il Saggiatore, Milano 1991). Testo ^

15. Ivi, p.52. Testo ^


Inizio pagina ^

Materiali

In questa sezione abbiamo raccolto recensioni, saggi e abstracts di tesi di laurea su Sartre.

Collana Sartriana

Su progetto di Gabriella Farina prende avvio a partire dal 21 novembre 2003 la "Collana Sartriana" Edizioni Marinotti. E' prevista la pubblicazione di numerosi testi inediti in italiano di Jean-Paul Sartre.
La Collana si avvale di un Comitato Scientifico formato da: Gabriella Farina, Giovanni Invitto, Yannick Maignien, Mario Perniola, Jacqueline Risset, Rocco Ronchi, Pier Aldo Rovatti, Michel Sicard, Carlo Sini, Sandra Teroni.

Fondo Sartre

In questa sezione abbiamo raccolto una lista di testi di Sartre in lingua originale, una di testi in italiano, una di testi su Sartre, una rassegna stampa e i riferimenti di alcune tesi su Sartre.

Info e contatti

Contenuti a cura di:

Gabriella Farina

Paolo Tamassia

Webmistress:

Rachele Muzio

  • Home
  • Presentazione
  • Iniziative
  • Bibliografia
  • Fondo Sartre
  • Materiali
  • Collana Sartriana
  • Link

 

 

Sede

Biblioteca Guillaume Apollinaire

Piazza di Campitelli, 3

00186 - Roma

news