Recensioni
Mara Meletti Bertolini, La conversione all'autenticità: saggio sulla morale di J.-P. Sartre, Franco Angeli, Milano, 2000.
A cura di Chiara Pasquini
L'Autrice di questo saggio mette in luce la centralità della tematica morale nel pensiero sartriano e soprattutto rintraccia le origini dell'attenzione di Sartre per l'etica nelle opere giovanili, dedicate alla psicologia e alla fenomenologia.
Da La trascendance de l'Ego, L'imagination, Esquisse d'une théorie des émotions e L'imaginaire, estrapola la descrizione dell'"uomo-stregone", colui che non si impegna per cambiare il mondo con il suo agire concreto, ma si affida a credenze "magiche", che lo aiutano con la mistificazione a sbarazzarsi di quelle responsabilità che come esistente dovrebbe assumersi nei confronti di se stesso e degli altri.
Alla prima parte del saggio, interamente dedicata alla magia, segue la seconda, che, a partire da L'Etre et le Néant fino agli scritti editi postumi, illustra il difficoltoso percorso di quella conversione all'autenticità, che è premessa dell'agire morale.
L'uomo, convertitosi all'autenticità, prende atto della conflittualità costituita del suo esistere nel mondo insieme ad altri uomini e della tendenza insita nella sua libertà a cadere preda della malafede: è a partire da questa realtà che si sforza di costruire, insieme ai suoi simili, una morale della generosità, facendo in tal modo decadere la funzione ingannevolmente rassicurante svolta dalla magia.
A cura di Alessandro Longo
Il libro pone nuovi problemi e interrogativi sull'opera sartriana, come l'analisi della relazione tra il poco conosciuto concetto di magia dei primi scritti (L'imagination del 1936, La trascendance de l'Ego del 1936, Esquisse d'une théorie des émotions del 1939 e L'imaginaire del 1940), quello di malafede ne L'essere e il nulla (1943) e nei Cahiers (1947-8, in cui ha un'accezione più morale), e di alienazione nella Critique (anticipato nei Cahiers).
I tre termini descrivono, in modo molto diverso, un modo di vivere inautentico, in cui il nostro stesso prodotto c'imprigiona dal di dentro, dominandoci, con la nostra complicità. Particolare attenzione è rivolta soprattutto alla magia, che, nei primi testi di Sartre, ricopre diverse accezioni; in generale, compie azione magica chi vuole identificare la coscienza con il vissuto, opacizzando la dinamicità del sé, ma anche l'immaginazione è definita magica dal filosofo, in quanto agisce "a distanza", creando una realtà fittizia che poi tende a imprigionarci.
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