Recensioni e schede

Stefano Petruccioli in AA.VV. Telos n.33, estate 1977 su

Fabrizio Scanzio, L’universo della violenza, Roma, Edizioni Associate, 1997
Fabrizio Scanzio, Sartre et la morale, Napoli, Vivarium, 2000. A cura di Gabriella Farina

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Segnaliamo due testi di Fabrizio Scanzio su Sartre filosofo morale: L’universo della violenza, Roma, Edizioni Associate, 1997 e Sartre et la morale, un’indagine sugli scritti relativi agli anni 1939-1952, Napoli, Vivarium, 2000.

Essi rappresentano un ciclo di studi dedicati al problema morale, iniziato da Scanzio con la traduzione dei Quaderni per una morale, Roma, Edizioni Associate, 1997. Per rendere più agevole il reperimento degli argomenti e la lettura dei Quaderni, testo di per sé poco articolato, l’Autore ha elaborato anche una Tavola analitica ora pubblicata in francese in appendice al testo Sartre et la morale.

Il progetto di scrivere un’opera sulla morale non è stato mai portato a termine da Sartre; nel 1990 gli appunti ritrovati sono stati pubblicati con il titolo Cahiers pour une morale presso la casa editrice Gallimard di Parigi. “Morale introvabile” l’hanno spesso definita i suoi critici, ma che resta ancor oggi l’aspetto più problematico e più significativo per l’uomo contemporaneo.

L’idea centrale prevalente nei Quaderni è che ogni forma di obbligo, ogni forma di dovere, anche quella che a prima vista sembra meno costrittiva per il soggetto, proviene dall’altro, cioè dalla sostantificazione dell’estraneità, della paura di se stessi e degli altri, dello sgomento di fronte al mondo, poiché la libertà, proprio in quanto libertà, non potrebbe darsi nessun obbligo che non sia se stessa.

Il problema morale, che sorge in un orizzonte di senso proprio della realtà umana, si profila quindi per Sartre nella tematizzazione dell’altro, ma una componente inevitabile dei rapporti umani è la violenza, designata come la condizione preliminare ad ogni discorso morale. È questo il tema centrale analizzato nel volume L’universo della violenza che ripropone due sezioni dei Quaderni nei quali la violenza figura come un “certo tipo di rapporto con l’altro” e come una possibilità costante della condizione umana di cui lo stupro, l’autodafé, la menzogna e le altre figure descritte sono le manifestazioni più comuni.

Il testo di Scanzio risulta articolato in due sezioni: nella prima egli analizza il fenomeno della violenza così come esso trapela nella vita quotidiana, teatro delle maggiori conflittualità; fenomeno che viene indagato su diversi piani: quotidiano, antropologico e storico-sociale. Nella seconda sezione l’Autore cerca di individuare le ragioni della violenza.

La morale sembra coincidere con la lotta quotidiana contro l’inferno delle passioni che ritornano sempre e come una tensione relativa e salvifica insieme, mai completamente risolta o risolvibile in formule onnicomprensive e giustificazionalistiche.

Partendo da una descrizione generale dell’universo della violenza, ossia dei rapporti che sussistono tra l’uomo e il mondo, quando la violenza è presa come un fine in sé, Sartre introduce un’idea nuova rispetto all’Essere e il nulla, ossia la considerazione che “se nel mondo c’è violenza è perché l’uomo ha interiorizzato una situazione di partenza originariamente violenta”. Da qui la necessità di comprendere perché nella Storia come nel quotidiano la violenza viene sempre prima della generosità e come la negazione dell’altro anteceda ogni suo possibile riconoscimento.

Tre sono gli aspetti che la violenza può assumere e che possono talvolta combinarsi, a seconda dell’ambito in cui essa si manifesta:
1. l’universo della violenza, cioè quella concezione del mondo in cui la violenza è mezzo e fine al tempo stesso, subordina a sé ogni altro valore e sfocia in una vera e propria morale della forza;
2. la violenza della Storia che viene utilizzata da chi è portatore di un’Idea, come mezzo per imporla, ma tale da trasformarsi a sua volta in fattore di alterità e disunione e quindi in nuova violenza;
3. la contro-violenza del ribelle,cioè la risposta violenta ad una situazione violenta, di oppressione radicale; violenza che non cessa tuttavia di essere un male e rivela l’impossibilità della morale in un mondo in cui regna l’oppressione.
Il violento è colui che sceglie di raggiungere il suo scopo con qualunque mezzo; la sua azione tipica è quindi la distruzione.

Nella seconda parte del testo l’obiettivo principale è quello di indagare le ragioni della violenza. Esse sono rintracciabili nella volontà di negare la condizione umana ed in particolar modo il mondo degli uomini, inteso come regno delle mediazioni: il violento vuole tutto e subito, per questo nega ogni forma di ragionevolezza (l’attesa, il dialogo, il compromesso…); egli vuole essere volontà pura e non intende essere intralciato da altra legislazione umana che non sia la sua. Così rifiutando l’esistenza per quello che è si scontra con essa, ma in tal modo, si autodistrugge.

Il testo L’universo della violenza è preceduto da un’introduzione del curatore, Violenza e rivolta nel pensiero di J.-P. Sartre ed è accompagnato da un nuovo apparato di note. Per chi si avvicina per la prima volta al pensiero sartriano il Glossario dei principali termini filosofici, elaborato da Scanzio, risulta essere un validissimo strumento per la comprensione di un testo che presenta non poche difficoltà di interpretazione.
In Sartre et la morale, Scanzio ripercorre la riflessione morale di Sartre dal 1939 al 1952. Si tratta di una tesi di dottorato discussa nel 1992 presso l’Université Catholique de Louvain, Institut Superieur de Philosophie .

L’ Autore, utilizzando anche i numerosi scritti postumi apparsi a partire dal 1983, ha cercato di rintracciare l’origine, l’evoluzione e la struttura delle prime riflessioni di Sartre sulla morale, quelle che vanno dal 1939 al 1952, soffermandosi in particolar modo sul triennio 1946-1948 in cui prevale la cosiddetta ” morale esistenzialista”. Traccia di essa è presente nei taccuini che Sartre scrive negli anni 1939-’40 al fronte, e che rappresentano il tentativo sartriano di scrivere una Morale come seguito e superamento dell’Essere e il nulla.

Il progetto di scrivere un’opera sulla morale tuttavia naufraga negli anni Cinquanta, epoca in cui Sartre si dedica attivamente all’impegno politico. Ritornerà su questi temi e problemi solo nel corso degli anni Sessanta, dopo la pubblicazione della Critique de la raison dialectique, consegnando a manoscritti, che risultano ancora inediti, una nuova “etica dialettica”, di cui abbiamo solo qualche analisi e breve presentazione nel lavoro, curato tra gli altri da J. Simont e P. Verstraeten, pubblicato nel 1987 con il titolo Sur les écrits de Sartre.

Il lavoro di Scanzio risulta quindi di estremo interesse proprio perché rappresenta il tentativo di riaprire la “questione morale” di Sartre, rimasta in sospeso o affidata fino ad ora quasi esclusivamente ai suoi commentatori.

Stefano Petruccioli in AA.VV. Telos n.44, estate 1980

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Il numero 44 della rivista Telos è completamente dedicato a Sartre e presenta, in omaggio a “le contemporain capital” (Michel Rybalka, Introduction), una raccolta di alcuni articoli apparsi sulla stampa francese all’indomani della sua morte. In essi la figura di Sartre è tratteggiata come quella di un uomo che ha vissuto correndo e combattendo nel mondo (Rossana Rossanda, A splendid life), di un pensatore eroico e polemico che ci ha insegnato la discussione quale modo di vivere insieme (Jean Daniel, We alreadsy miss his vigilance), di un ribelle (Alain Krivine E Daniel Bensaïd, In memory of a rebel) che non ha mai accettato compromessi con il potere stabilito (Louis Althusser, Our Jean-Jacques Rousseau), di un intellettuale che ci ha messo con le spalle al muro (Regis Debray, This was an intellectual), che ha voluto vedere fino a quanto sarebbe stato tollerato dalla borghesia, che forse avrà anche svolto un’analisi debole e non convincente della società di oggi (Ramond Aron, André Glucksman, Benny Levy, Poirot-Delpech, Sartre’s errors: a discussion) e con cui si può anche non essere d’accordo, ma da cui non si finisce mai di imparare (Paul Piccone, Our Sartre).

(a cura di) Chiara Pasquini e Alessandro Longo, Mara Meletti Bertolini, La conversione all’autenticità: saggio sulla morale di J.-P. Sartre, Franco Angeli – Milano 2000

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L’Autrice di questo saggio mette in luce la centralità della tematica morale nel pensiero sartriano e soprattutto rintraccia le origini dell’attenzione di Sartre per l’etica nelle opere giovanili, dedicate alla psicologia e alla fenomenologia.

Da La trascendance de l’Ego, L’imagination, Esquisse d’une théorie des émotions e L’imaginaire, estrapola la descrizione dell’”uomo-stregone”, colui che non si impegna per cambiare il mondo con il suo agire concreto, ma si affida a credenze “magiche”, che lo aiutano con la mistificazione a sbarazzarsi di quelle responsabilità che come esistente dovrebbe assumersi nei confronti di se stesso e degli altri.

Alla prima parte del saggio, interamente dedicata alla magia, segue la seconda, che, a partire da L’Etre et le Néant fino agli scritti editi postumi, illustra il difficoltoso percorso di quella conversione all’autenticità, che è premessa dell’agire morale.
L’uomo, convertitosi all’autenticità, prende atto della conflittualità costituita del suo esistere nel mondo insieme ad altri uomini e della tendenza insita nella sua libertà a cadere preda della malafede: è a partire da questa realtà che si sforza di costruire, insieme ai suoi simili, una morale della generosità, facendo in tal modo decadere la funzione ingannevolmente rassicurante svolta dalla magia.
A cura di Alessandro Longo
Il libro pone nuovi problemi e interrogativi sull’opera sartriana, come l’analisi della relazione tra il poco conosciuto concetto di magia dei primi scritti (L’imagination del 1936, La trascendance de l’Ego del 1936, Esquisse d’une théorie des émotions del 1939 e L’imaginaire del 1940), quello di malafede ne L’essere e il nulla (1943) e nei Cahiers (1947-8, in cui ha un’accezione più morale), e di alienazione nella Critique (anticipato nei Cahiers).

I tre termini descrivono, in modo molto diverso, un modo di vivere inautentico, in cui il nostro stesso prodotto c’imprigiona dal di dentro, dominandoci, con la nostra complicità. Particolare attenzione è rivolta soprattutto alla magia, che, nei primi testi di Sartre, ricopre diverse accezioni; in generale, compie azione magica chi vuole identificare la coscienza con il vissuto, opacizzando la dinamicità del sé, ma anche l’immaginazione è definita magica dal filosofo, in quanto agisce “a distanza”, creando una realtà fittizia che poi tende a imprigionarci.

(a cura di) Mara Meletti Bertolini, Etica e politica. Saggi in memoria di Ferruccio Focher, Franco Angeli – Milano 2004

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La filosofia contemporanea, continuando ad interrogarsi circa la sua collocazione rispetto alle scienze naturali e alle scienze umane, avverte come urgente la necessità di ripensare il ruolo della riflessione etico-pratica, nell’intento di fornire basi adeguate e motivazioni sufficienti per approfondire il senso della convivenza civile. I saggi raccolti in questo volume, nel loro riferimento ad autori antichi e contemporanei, riflettono in una pluralità di prospettive e di contesti, la comune preoccupazione per le declinazioni della responsabilità umana nei suoi significati individuali, sociali e storici. Etica e politica erano gli ambiti di ricerca prediletti da Ferruccio Focher ed i contributi qui riuniti vogliono essere ricordo e riconoscimento del suo impegno intellettuale.
Mara Meletti Bertolini insegna Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Parma. Con la casa editrice Angeli ha pubblicato i seguenti saggi: Bergson e la psicologia (1984); Il pensiero e la memoria. Filosofia e psicologia nella Revue philosophique di Théodule Ribot (1991); La conversione all’autenticità. Saggio sulla morale di J.P. Sartre (2000).

Indice

  • Alberto Siclari, Presentazione
  • Annamaria Montecchi Camizzi, Ricordando Ferruccio Focher
  • Annamaria Montecchi Camizzi, Scritti di Ferruccio Focher
  • Giuseppe Cacciatore, Croce: il concetto di progresso e la critica della filosofia della storia
  • Stefano Caroti, Natura e politica nel pensiero di Nicole Oresme
  • Beatrice Centi, “Ricerche etiche” di Husserl (1914): intrecci, nodi e senso della forma
  • Pio Colonnello, Focher interprete di Croce. Sulla scansione dei tempi del pensiero crociano
  • Girolamo Cotroneo, Hannah Arendt e la rivoluzione
  • Franco De Capitani, Il pensiero politico e religioso di S. Ambrogio nella Lettera a Virgilio
  • Ada Ferrari, Le verità della storia e quelle dello storico. Riflessioni su un antico conflitto
  • Gisèle Fischer Servi, L’etica “ingenua” e i suoi ragionamenti
  • Alessandra Greppi, Il fantasma del giorno
  • Angelo Marchesi, In margine ad un numero della rivista “Lumière et vie”. Un impegno di discussione sul nichilismo che dovrebbe essere più rigoroso
  • Mara Meletti Bertoli, La valenza morale della comprensione nei Cahiers pour une morale di J.P. Sartre: l’appello
  • Annamaria Montecchi Camizzi, Il realismo di Giuseppe Rensi
  • Fabio Rossi, Lo statuto della filosofia della religione in alcune recenti pubblicazioni
  • Alberto Siclari, Il cristianesimo, l’economia e la politica nella riflessione di Ernst Troeltsch
  • Vittorio Stella, Ragioni estetiche e morali di una sintonia: Croce e Pancrazi 1913-1952
  • Renata Viti Cavaliere, In margine al rapporto di Hannah Arendt con i suoi “autori”

Bianco Franco (a cura di) Il dibattito sui valori tra Ottocento e Novecento, Franco Angeli – Milano 2004

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Questo volume offre un’analisi del dibattito che nella cultura europea si accese tra Ottocento e Novecento intorno al problema dei valori, considerando il contributo che alla trattazione del problema venne dal nihilismo russo, dal pensiero tedesco e dal romanzo francese tra i due secoli, dalla filosofia contemporanea, infine, con le riflessioni di Heidegger, Sartre e Ricoeur. Chiudono il volume due scritti teorici, che pongono l’accento sui problemi che la riflessione odierna intorno ai valori deve affrontare, sia che indaghi il rapporto tra efficienza allocativa delle risorse e ruolo dei codici etici, sia che consideri i problemi che le nostre società complesse devono affrontare quando, nella ricerca dei valori cui ispirarsi, sono costrette a confrontarsi con le dirompenti conseguenze legate agli odierni processi di globalizzazione.
Franco Bianco è professore ordinario di Storia della filosofia presso l’Università Roma Tre. Ha pubblicato di recente Le basi teoriche dell’opera di Max Weber (1997), Introduzione all’ermeneutica (2001), Introduzione a Gadamer (2004). Insieme con Umberto Curi dirige la collana “Filosofia delle scienze umane”, per le Edizioni FrancoAngeli. Per Schena dirige inoltre la rivista “Paradigmi”.

Indice

  • Franco Bianco, Premessa
  • Chiara Cantelli, Nichilismo russo e décadence dell’Occidente
  • Mariannina Failla, Coscienza e conoscenza etica in Franz Brentano
  • Gabriella Baptist, Il problema del valore nelle lezioni husserliane degli anni Venti
  • Marco Piazza, Proust: la verità come valore e le leggi. I limiti dell’interpretazione nichilistica della Recherche
  • Claudio Tuozzolo, Emil Lask: valori, emanatismo e logica della storia
  • Franco Bianco, Max Scheler e la disputa sui giudizi di valore
  • Virgilio Cesarone, Dalla filosofia critica dei valori all’albero della vita. Il giovane Heidegger ed il concetto di valore
  • Mara Meletti Bertolini, Valore e autenticità in Jean-Paul Sartre
  • Chiara Cotifava, Fenomenologia della volontà e riflessione etica nel pensiero di Paul Ricoeur
  • Christian Smekal, Guglielmo Forges Davanzati, Valori morali ed efficienza allocativa. Genesi ed effetti economici dei codici etici
  • Mario Signore, Valori, complessità e globalizzazione